| Da
Oggi 7, il 26 gennaio 2003
Alla
Casa Zerilli-Marimò della NYU, fino al 4 febbraio "Caruso:
100 Years in America," esibizione dedicata al grande
tenore, compreso un rarissimo film d'epoca
MOSTRA
su Enrico Caruso alla Casa Italiana della NYU e ironia della
sorte: il tenore, la cui voce robusta e squillante rimane
per molti l'ideale del canto lirico, nell'ambito cinematografico
non ci lasciò che due film muti, uno dei quali fu giudicato
tanto scadente che non fu mai dato in prima visione. Se da
una parte questa situazione gli risparmiò l'imbarazzo
di un "Yes, Giorgio!"—film primo e, per misericordia
divina, ultimo dell'infelice Pavarotti—ci privò
nondimeno di preziose testimonianze del carisma e delle doti
drammatiche del tenore partenopeo, morto nel 1921.
Grazie
però all'Enrico Caruso Museum of America e alla Casa
Italiana Zerilli-Marimò della NYU, gli appassionati
nuovayorchesi di lirica hanno potuto sperimentare il Caruso
filmico nel rarissimo "My Cousin" (1918), anziché
assaggiare le famose caricature fatte dal tenore e un'enorme
varietà di documenti affascinanti legati alla sua carriera
nella mostra "Enrico Caruso: 100 Years in America."
Organizzata
nell'occasione del centenario del debutto di Caruso al Metropolitan
(nel Rigoletto, il 23 novembre 1903), la
mostra comprende un'ampia scelta di disegni (alcuni inediti),
foto di scena e programmi di sala (in particolare quello del
concerto tenutosi alla Scala per i funerali di Verdi nel 1901),
lettere autografe, francobolli e monete commemorativi, figure
in porcellana e perfino la maschera mortuaria del celeberrimo
cantante.
I
servizi fotografici dei funerali dello stesso Caruso e uno
spartito uscito poco dopo il suo decesso—"Ci volveva
un uccello canterino in paradiso (così il Signore ci
rubò il gran Caruso)"—testimoniano la rinomanza
mondiale del tenore anche in epoca pre-mass mediatica. Per
quanto riguarda "My Cousin," pur essendo un filmino
dei più esili, ci mostra un Caruso abile e disinvolto
in un doppio ruolo: quello del grande Caruso, appunto, anziché
del suo cugino scapigliato Tommaso, scultore immigrato in
America. Ci permette anche di vedere (ma non, ahimé,
di sentire) Caruso sulla scena lirica, mimando tre o quattro
episodietti dell'opera che rimane sua, anche a ottant'anni
e più dalla sua morte: I pagliacci
di Leoncavallo. Il tenore si mostra, da un lato, di un'estrema
dignità dans le privé (per modo di dire) e di
un'imponenza impressionante nel teatro, ma dall'altro, rincresce
dirlo, ben troppo disposto a recitare l'italoamericano stereotipato,
spensierato e balordo.
Il
museo Enrico Caruso è stato fondato dal Cav. Uff. Aldo
Mancusi nel 1990 con l'appoggio della National Italian-American
Foundation e dei Sons of Italy. Figlio di un appassionato
dell'opera, Mancusi ha fatto dono della propria collezione
di dischi e memorabilia per onorare l'illustre tenore, creando
anche un mini-teatro nella sede del museo a Brooklyn con poltrone
e decorazioni provenienti dall'Old Met (dove Caruso cantò).
Per ora, il museo si visita solo su appuntamento, ma gli organizzatori
sono alla ricerca di una sede permanente a Manhattan.
Le
celebrazioni del centenario dell'esordio nordamericano di
Caruso comprendono anche un concerto di canzoni ed arie da
lui rese celebri, interpretate da Giuseppe e Daniela Taormina,
accompagnati dal noto pianista David Maiullo. E nel luglio
2003 si terrà al New York Athletic Club (Central Park
South) una serata di gala con la partecipazione di Riccardo
Caruso, pronipote del grande tenore, e di altre personalità
del mondo lirico.
La
mostra "Enrico Caruso: 100 Years in America" è
aperta al pubblico fino al 4 febbraio dalle 9,00 alle 17,00
durante la settimana alla Casa Italiana della NYU, al 24 West
12th Street (metropolitana: Union Square). Per ulteriori informazioni,
telefonare al 212.998.3862 o rivolgersi al sito http://www.enricocarusomuseum.com.
Tutto
su Caruso
Tra le tantissime edizioni in CD delle incisioni di Caruso,
spicca per qualità e per prezzi accessibili "Enrico
Caruso: The Complete Recordings" della casa discografica
Naxos. I transfer limpidi ed accurati dei dischi 78 giri sono
a cura di Ward Marson, insigne ingegnere del suono ed uno
dei massimi esperti mondiali in materia d'incisioni storiche.
I dischi Naxos sono facilmente reperibili, notevolmente presso
Amazon e Barnes & Noble. (Da evitare ad ogni costo:
il pessimo "Caruso 2000" della RCA, unione immonda
di accompagnamenti moderni e la voce dell'illustre tenore,
digitalmente manipolata e storpiata.) Il canale televisivo
A&E ha prodotto un'ottimo documentario sulla vita di Caruso,
disponibile in videocassetta. Purtroppo, molte biografie del
tenore napoletano (e un'edizione delle sue caricature) sono
fuori stampa, ma vi citiamo nondimeno Enrico Caruso:
A Biography di Pierre Van Rensseler Key (Best Books),
non del tutto attendibile ma scritto con grande vivacità
da un contemporaneo del tenore, e il più sobrio Caruso
di Howard Greenfeld (Da Capo). Per l'iconongrafia di Caruso:
il magnifico volume The Golden Age of Opera
di Robert Tuggle (Holt), con decine di immagini scattate dal
grande Herman Mishkin, fotografo ufficiale del Metropolitan
Opera ai primi del secolo scorso.
© 2003-04
Marion Lignana Rosenberg.
|