| Testa,
un altro piemontese DOC
Da
Oggi 7, il 15 giugno 2003
A
l'è nene d'cure, ma d'arivè a temp: "Non
conta il correre, ma l'arrivare in tempo." Così
insegna l'antica saggezza piemontese, e così (c'è
da sospettare) si rammenta in questi giorni l'astigiano Paolo
Conte, il cui secondo
disco per il mercato americano, Rêveries
(Nonesuch 79818-2), scala le vette delle classifiche world
music di Billboard. Certo, dopo i trent'anni e passa di carriera
di Conte, è assurdo parlare di una sua "arrivata":
lentezza c'è stata, ma piuttosto dalla parte degli
statunitensi, afflitti di monolinguismo e recalcitranti di
fronte a musica non anglofona, ma forse da non consegnare
subito al reparto incurabili visto l'entusiasmo con cui hanno
accolto The Best of Paolo Conte (1997) anziché
le recenti tournées di questo musicista strambo e geniale.
Assurdo
è anche ogni tentativo di descrivere Rêveries,
ricco dell'esperienza di tanti anni di vita e d'arte, un album
che va proprio vissuto, i cui segreti si scoprono lentamente
e le cui canzoni si rivelano iridescenti, mutevoli a seconda
del momento in cui si ascoltano. E' un disco che passa dal
calore avvincente e le armonie nostalgiche, tutte schumannesques,
che pervadono "Madeleine," con la sua "canzone
perduta/e ritrovata/come un'altra, un'altra vita," a
quelle ingannitrici da cui prorompe l'ironica "Blue Tangos,"
che canta "l'illusione di capire/con l'arte il vivere
e il morire" quando "tutto ormai sventola e danza."
E' un disco, appunto, che invita al ballo folle di "Diavolo
rosso," con le sue urla da klezmer e il suo corso ansimante,
e alle risate da grande show (o piuttosto, per dirlo con Conte,
da "grande addio") di "Fuga all'inglese."
E pur facendo sfoggia di una grande esuberanza, è un
disco che sa anche vedere oltre le maschere e la malafede,
sufficientemente lucido da non scambiare "cipria"
per "sorriso" o "luce" per un "attimo
di gloria" nella storia di un uomo e una donna "scaraventati
dall'amore/in una stanza/mentre tutto intorno è pioggia,
pioggia" ("Parigi").
Rêveries
è anche un disco del tempo che passa, a cominciare
dalla canzone omònima, declamata in una voce fragilissima,
da uomo vecchio, che narra l'eterna e perduta gioventù,
gli "occhi pieni di ferocia/ he prendono in giro la rabbia/di
qualcuno che è guasto." Ci racconta rimpianti,
il "gioco di vita, duro e bugiardo" compreso troppo
tardi, con rammarico ("Gioco d'azzardo"); la ricerca,
vana e struggente, di "tempo che tempo non sia"
("Chiamami adesso"); l'insostenibile leggerezza
del caso, "lieve come il leopardo" ("Dancing").
E' un album esigente, allegro e doloroso allo stesso tempo,
che rifiuta il facile della musica e delle emozioni e offre
sempre di più ogni volta rivisitato.
Le
sedici canzoni di Rêveries, classici
del repertorio contiano, scintillano in arrangiamenti tutti
nuovi: a parte gli immancabili pianoforte e kazoo del maestro,
da segnalare sono Massimo Pitzianti (bandonéon), Jino
Touche (basso), Claudio Chiara e Luca Velotti (sassòfono),
e un'allegra e virtuosissima brigata di ottoni e fiati che
comprende Alberto Mandarini, Rudy Migliardi, Luigi Abenante
e Lucio Caliendo (stupendi, quest'ultimi, in "Sudamerica").
Rêveries è da non perdersi,
ma vi raccomandiamo: ascoltatelo con calma. Merita tutta la
vostra attenzione. E poi, nella vita e nell'arte, a l'è
nene d'cure, ma d'arivè a temp.
Testa,
un altro piemontese DOC
Fresco di cantina, e che diventa sempre più gustoso
con gli anni: Montgolfières (1995),
il primo, bellissimo disco del cantautore-capostazione cuneese
Gianmaria Testa. Nuovamente reperibile in un'edizione libro-CD
(con testi, traduzioni e fotografie), Montgolfières
è più che degno dell'eleganza di questa confezione
di lusso. E malgrado il perenne insistere sulla sorte comune
di Conte e Testa—musicisti "amatori" più
apprezzati su galliche che non italiche sponde—Montgolfières
e Rêveries svelano le dissomiglianze
notevoli tra questi autori piemontesi (a parte, forse, una
certa propensione al tabagismo). Se Rêveries
ci regala un Conte dall'estro barocco, che contempla le follie
umane come l'Astolfo ariostesco sulla luna, Montgolfières
rivela un Testa altrettanto affascinante ma più intimo
e pacato, che racconta le piccole gioie quotidiane ("Dentro
la tasca di un qualunque mattino") e tesse fili di canzone
rischiarati dal luccichio del mare ("Manacore").
Certo,
anche Testa ha i suoi grilli: gli accordi da derviscio di
"Come le onde del mare," i ritmi sexy e le parole
ammiccanti di "Habañera" ("Quante vite
hai?"). Un album d'annata, da assaporare in ogni occasione,
e notate bene: il ferroviere occhialuto sta incidendo proprio
in questi giorni il quinto suo CD, che verrà presentato
al Café de la Danse (Parigi) in autunno e forse anche
a New York l'anno venturo. Ma datevi da fare: acquistate Montgolfières
(presso www.amazon.com),
iscrivetevi alla lista di distribuzione (presso www.gianmariatesta.com)
e tempestate i nostri impresarî di richieste perché
le squisitezze piemontesi che sono le canzoni di Testa si
assaggino anche su queste sponde.
©2003-04
Marion Lignana Rosenberg.
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