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Da
Oggi 7, il 24 agosto 2003
Molti, a
proposito della più celebre composizione sacra di Verdi,
la Messa da Requiem per Manzoni (1874), hanno citato il Giudizio
universale di Michelangelo. Evoca, la musica di Verdi, l'immagine
dell'umanità prosternata e supplichevole di fronte
allo spettacolo tremendo del Dies irae, "quando si dissolverà
il mondo nelle fiamme come predissero Davide e la Sibilla."
Una settantina d'anni dopo la sua prima, quest'opera di paura
e misericordia è stata eseguita in condizioni da far
impallidire anche le visioni terrificanti di Michelangelo:
al campo di concentramento Terezin, ben 16 volte tra il 1943
e il 1944, da un coro di prigionieri diretto dall'ebreo praghese
Rafael Schaechter.
Schaechter,
per quando ci è dato di sapere, è stato sterminato
ad Auschwitz insieme ad altri musicisti imprigionati con lui.
Ma ci racconta la sua storia Murry Sidlin, direttore d'orchestra
e rettore della facoltà di musica alla Catholic University
(Washington, DC), nel concerto-documentario "Defiant
Requiem: Verdi at Terezin." Secondo Sidlin, l'ebreo Schaechter
si è appropriato di questa musica su temi cristiani
perché lui e gli altri detenuti potessero cantare ai
loro carcerieri ciò che loro era negato esprimere con
parole: la speranza che le loro preghiere venissero esaudite,
e che la luce eterna risplendesse su quelli massacrati prima
di loro. In questi giorni di violenza ed oblìo, ci
sembra non solo utile ma doveroso rammentare i messaggi di
Verdi e di questo suo interprete eroico.
"Defiant
Requiem: Verdi at Terezin" va in onda sul canale 13 (WNET)
a New York mercoledì 27 agoso alle 20,00 e venerdì
29 agosto alle 2,00. Per ulteriori informazioni: http://www.thirteen.org.
© 2003-04
Marion Lignana Rosenberg.
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